martedì 1 luglio 2008

quello che non va bene/1

Per fare un dispetto a chi dice che non mi esalto mai così tanto come quando devo lamentarmi di qualcosa, mi lamenterò di qualcosa, a puntate.
Oggi volevo esporre le mie considerazioni sulla ricerca del lavoro.
Quanto è fatta la frase "bisogna sapersi vendere"? Eppure è un mostro che passa inosservato. Posso scrivere 10 curricula differenti, e tutti quanti parleranno di me, dopo che avrò compiuto un severissimo lavorio di scarti e selezioni, omissioni e aggiunte. Ne risultano 10 me diverse, una che nasconde il suo lato giocoso e teatralico per proporsi come impiegata di posta, un'altra che ha sempre le mani in pasta e ama sudare per candidarsi come cameriera ai tavoli, un'altra con il sorriso smagliante e con un po' di puzza sotto il naso per fare la commessa.. e poi devi poter dimostrare che
vuoi fare quel lavoro, ti si chiede: "Perchè vuoi fare questo lavoro?"
Ma da quando uno cerca lavoro prima di tutto perchè vuole lavorare? Se così fosse non ci sarebbe nemmeno il problema della disoccupazione, ci sarebbe il posto giusto per ogni persona. Purtroppo non è così, soprattutto quando stai studiando e la professione della tua vita la stai ancora costruendo. Questo dovrebbe essere dato per scontato! E invece no! Ci devi avere la passione per fare la commessa in un centro commerciale per tre mesi estivi a sostituire chi va in vacanza, non importa se hai una gran voglia di lavorare, se sei sveglia, fiduciosa, magari anche intelligente e dopo 4 giorni una brava commessa. No, devi avere l'esperienza! Sono povera in canna ma non credo proprio che mi manchi l'Esperienza! Ma che importa, sono un nulla in quel momento, rientro in tabelle, tutta spaccata in pezzettini.
Dopo una giornata a mandare curricula e a stringere mani, mi sento così stanca, ridicolizzata e sminuita che vedo nemici ovunque.
Solo un curriculum oggi ho spedito piena di gioia, perchè potevo dire la verità. Ma chissà che abbia esagerato, perchè forse si sbaglia anche a mostrare l'entusiasmo, perchè "noi vogliamo una persona che lavora", che scandalo trovarsi invece un individuo.
Bisognerà seguire l'illuminante parere di Italo Calvino, assolutizzarsi in "una difficile regola" che "una persona si pone volontariamente" "perchè senza di questa non sarebbe se stesso né per sé né per gli altri"; e prima:
O non piuttosto perchè vera integrazione umana non è in un miraggio d'indeterminata totalità o disponibilità o universalità ma in un approfondimento ostinato di ciò che si è, del proprio dato naturale e storico e della propria scelta volontaria, in un'autocostruzione, in una competenza, in uno stile, in un codice personale di regole interne e di rinunce attive, da seguire fino in fondo?
[Nota 1960]



3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Alessandra, innanzitutto voglio farti i complimenti per il tuo blog: davvero personale e molto originale; poi, vorrei dirti che scrivi davvero bene e credo che se quella che stai costruendo è l'identità da giornalista ci stai riuscendo alla grande! I tuoi curricola dovrebbero basarsi su questi articoli.
Non è facile essere se stessi e soprattutto sapere fino a che punto lo si è; anzi, lo si può essere? Cosa significa essere veramente se stessi? Dato naturale+ dato storico+ scelta volontaria, come dice Calvino? A guardare bene nemmeno il "dato" naturale è solo mio, ma appartiene al resto del genere umano; così come il dato storico... Allora, forse, davvero serve una presa di coscienza, un'autocostruzione, un approfondimento ostinato di ciò che si è (bello!)...
L'assumersi un compito di vita, uno stile e rimanervi ostinatamente fedele per non perdersi e per non annullarsi nell'indeterminata totalità...
Fino a che punto è giusto esserlo ostinatamente, però?

Alessandra Mainini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Alessandra Mainini ha detto...

ciao..anonimo! e grazie davvero: per i complimenti, per aver letto il blog e per aver commentato. è tutto così germinale, ma, grazie anche a parole come le tue, ho una gran voglia di far crescere questo progetto.
la riflessione ha coinvolto calvino perchè, come succede a volte, mi sono ritrovata a leggere quelle parole in modo quasi casuale, ma sorprendentemente ed epifanicamente dialogavano con i quesiti sorti durante il giorno. bassamente parlando: per realizzare la vita che sogni, per avere il posto nella società che tanto ambisci, nella società attuale devi essere assolutamente qualcosa. non si può essere semplicemente UN ingegnere, UN giornalista, UN illustratore.. e nessuno ti viene a cercare semplicemente per questo.bisogna essere invece speciali, bisogna PROPORSI come L'ingegnere di quel piccolo ristretto e specialissimo campo in cui si eccelle e si è pressochè unici, IL giornalista che sa tutto di cooperazione internazionale in ghana e parla la lingua del ghana e via dicendo. non c'è tempo per insegnare, lavorare è produrre, non ci si aspetta di imparare lavorando, di diventare lavorando. perciò io credo che siamo costretti, anche se non ci piace, almeno in questa fase preparatoria, ad essere ostinatamente qualcosa, a concentare tutte le nostre energie su ciò che meglio ci definisce, o per meglio dire, ci specializza e ci pone sul piatto dorato del mercato delle competenze.
continua a leggermi, anche se nei prossimi giorni mi sarà difficile tenere aggiornato questo nasone, ma tu torna, commenta, e ..grazie ancora.