Vorrei comunicare la mia soddisfazione paraprofessionale nel leggere l'articolo di Alexander Stille uscito su R2 di Repubblica il 19 settembre. Analizzava il fenomeno di molti votanti americani che sacrificano il loro voto contro il proprio interesse; vale a dire: nonostante i dati mostrino che sotto ogni governo retto dai democratici i salari salgono e l'economia cresce, si finisce per votare repubblicano. E' quello che succede in Italia, vero?
Stille si spiega tutto questo con il fenomeno dell' identificazione. Cito: "La televisione dà l'impressione o l'illusione che l'elettore possa conoscere i candidati, entrare in intimità con loro". Naturalmente da questo punto di vista le possibilità per un candidato di essere eletto dipendono dalla sua capacità di farsi show-man e psicomante e di avvicinarsi alla sua audience. Infatti Stille nota che gli unici candidati democratici che hanno vinto negli ultimi 40 anni sono stati Jimmy Carter e Bill Clinton, del quale scrive: "..dall'alto della sua laurea prestigiosa, sa parlare il linguaggio di un allevatore di maiali dell'Iowa o di un meccanico, oltre a muoversi perfettamente a suo agio tra le stelle del cinema o i premi Nobel".
Questo è un dono che i nostri politici di sinistra non possiedono, viste le difficoltà che un loro messaggio incontra nel tentare di farsi strada uscendo dalla scogliera di paroloni in politichese in impeccabile /R/ moscia. Ma lo faccio dire a Stille:
Lo stesso è accaduto in Italia. La vecchia politica era guidata dai partiti ed era molto paternalistica. La gente accettava il fatto che i politici dovessero essere più istruiti e che si esprimessero in maniera diversa dalla gente comune. (Nel primo parlamento dopo la seconda guerra mondiale c'era una percentuale di laureati superiore ad oggi, nonostante livelli ben inferiori di alfabetizzazione). Parte del successo di Berlusconi e Umberto Bossi ha un comune denominatore, l'uso del linguaggio della gente comune, persino volgare, osceno, che fa orrore alle élite colte ma crea identificazione in molti elettori. I due hanno portato in parlamento gente dotata di pochi titoli tradizionali, molti senza neppure una laurea. Quello che conta non sono le politiche che portano avanti, bensì il senso di identificazione.
Forse Stille non troverebbe la mia tesi ( quella esposta in Voglia di teorie) troppo strampalata.

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