Eccomi di ritorno da una decina di giorni di vacanza nordeuropea, dove ho sviluppato un consistente strato di invidia per l'ordine e la naturalezza con cui vige il rispetto verso gli altri e la possibilità di lasciare le mucche libere a lato dell'autostrada. Eccomi ritornata al lavoro, il primo lavoro dopo un'estate di ricerche affannose ed inutili. Un lavoro veramente..che parole usare, non volendo immettere parolacce? I diritti più basilari dei lavoratori schiacciati spudoratamente: nessun limite allo straordinario, pagato come il lavoro ordinario, pure se si tratta di straordinario notturno e per di più festivo. Io e la mia amica-collega abbiamo da subito messo in atto una minuscola battaglia sindacale, quasi per gioco, quasi per provare cosa e come funziona. Prima di tutto, il lavoro ci viene proposto via sms. Noi accordandoci rispondiamo entrambe: "va bene, ma con un contratto che specifichi paga oraria e trattamento straodinari". Forse la ragazza si sarà fatta un risolino divertito prima di richiamarci e dire, ma certo: tutto a posto! La prima sera andiamo a casa alle 4 di notte, dopo 11 ore e mezza di lavoro. La sera dopo alla stessa ora, dopo 11 ore. Ne parliamo con la ragazza, che fa parte del triumvirato di capi, insieme con il fidanzato e la suocera. Le chiediamo: ma questi straordinari à go go? Ci spega impazientemente di non rompere le palle che 7 euro all'ora sotto contratto è un forfait tra straordinario e ordinario! Che se non ci va bene possono tranquillamente rimpiazzarci! Io ribatto che non è così semplice, dato che abbiamo firmato un contratto. Lei risponde che non dobbiamo avere paura, se non ce la facciamo, possiamo tranquillamente parlarne con la vecchia. Alle 23:30 mi avvicino cautamente quasi strisciando alla vecchia che sta in piedi grazie agli antibiotici (arriverà a consigliarceli, per smettere di lamentarci) e le sibilo: " se stasera non c'è molto da fare..potremmo andare a casa prima?queste due sere è stata davvero dura.." vengo investita da una valanga di insulti e minacce di licenziamento, accuse di non darmi da fare, di non sapere che cos'è il lavoro, e questo si protrae per un'ora, in dialetto forlivese. Alla fine non so cosa succede, ma alle 00:30 ci manda a casa e ci raccomanda di riposarci il giorno dopo e di aspettare la sua chiamata...
Mi fermo qui perchè il mio scopo non era una cronologia di fatti, ma solo un invito a calarvi nel favoloso mondo del lavoro che ci si apre, alla frustrazione di essere trattati come macchine produttrici di qualche cosa (confezionatrici di piadine alla festa del PD, in questo caso), nonostante la nostra vita, il nostro bagaglio, la nostra intelligenza più o meno grande, la nostra dignità.
La catena di negozi "Goldenpoint" aveva fino a qualche giorno fa affisso in vetrina un cartello con scritto "ricerca personale senza esperienza per periodi di formazione". Sono entrata a chiedere. Premetto che sui numeri che riporterò non ci metto la mano sul fuoco perchè la memoria difetta, ma più o meno la descrizione della missione suonava così: un anno full-time con un rimborso spese simbolico (300€?) per imparare i segreti della commessologia! Mi chiedo come questo possa essere legale! Uno sfruttamento di manodopera legalizzato, ma chi l'ha permesso? Questo significa "trovare l'america", presumo, per i signorini del Goldenpoint: far lavorare la gente gratis e intascarsi tutto il ricavo!!
Ho fatto incubi di matrigne terribili, di nonne tiranne e sadiche e di schiaviste ciccione per i tre giorni successivi all'ultimo giorno di lavoro.
Può darsi che questo sia solo uno sfogo, ma dopotutto questo è il mio blog, e non c'è niente di male se lo uso un po' come diario.
Mi fermo qui perchè il mio scopo non era una cronologia di fatti, ma solo un invito a calarvi nel favoloso mondo del lavoro che ci si apre, alla frustrazione di essere trattati come macchine produttrici di qualche cosa (confezionatrici di piadine alla festa del PD, in questo caso), nonostante la nostra vita, il nostro bagaglio, la nostra intelligenza più o meno grande, la nostra dignità.
La catena di negozi "Goldenpoint" aveva fino a qualche giorno fa affisso in vetrina un cartello con scritto "ricerca personale senza esperienza per periodi di formazione". Sono entrata a chiedere. Premetto che sui numeri che riporterò non ci metto la mano sul fuoco perchè la memoria difetta, ma più o meno la descrizione della missione suonava così: un anno full-time con un rimborso spese simbolico (300€?) per imparare i segreti della commessologia! Mi chiedo come questo possa essere legale! Uno sfruttamento di manodopera legalizzato, ma chi l'ha permesso? Questo significa "trovare l'america", presumo, per i signorini del Goldenpoint: far lavorare la gente gratis e intascarsi tutto il ricavo!!
Ho fatto incubi di matrigne terribili, di nonne tiranne e sadiche e di schiaviste ciccione per i tre giorni successivi all'ultimo giorno di lavoro.
Può darsi che questo sia solo uno sfogo, ma dopotutto questo è il mio blog, e non c'è niente di male se lo uso un po' come diario.

3 commenti:
L'ordine effettivo delle cose è precisamente quello che le tattiche "popolari" aggirano a fini propri, senza illudersi che cambierà così presto. Sfruttato da un potere dominante, o semplicemente negato da un discorso ideologico, quest ordine viene qui giocato da un'arte. Nell'istituzione da servire,si insinuano così uno stile di scambi sociali, uno stile di invenzioni tecniche e uno stile di resistenza morale, ovvero un economia del "dono" (atti di generosità a buon rendere) un'estetica dei "trucchi" (ovvero un'arte di escogitare), un'etica della tenacia (coi suoi mille modi di negare la legittimità). Questa pratica di aggiramento economico è in realtà il ritorno di un'eticasociopolitica in un sistema economico. Così, la politica del "dono" diviene anche una tattica dell'aggiramento. E la perdita che era volontaria in un'economia del dono si tramuta in trasgressione nell'economia del profitto. cerchiamo allora di lavorare di straforo dentro un sistema economico le cui regole e gerarchie si riproducono, come sempre, nelle istituzioni scientifiche. sul terreno della ricerca scientifica (che definisce l'ordine attuale del sapere), con le sue macchine e grazie ai suoi margini residui, possiamo sottrarre del tempo all'istituzione; fabricare oggetti testuali che significano un'arte e delle solidarietà; dedicarci al gioco dello scambio gratuito, anche se è penalizzato dai nostri superiori e dai nostri colleghi che non si accontentano di "chiudere un occhio". Adottare così delle tattiche quotidiane significherebbe praticare un'arte "ordinaria", trovarsi in una situazione e fare della scrittura un modo di lavorare di straforo.
Gentile Anonimo,
prova ad essere un po' più comunicativo e a non sopravvalutare la mia perspicacia.
Per prima cosa, per esempio, potresti firmarti, giacché è così duro questo interloquire così impersonale, che non si sa da che parte prenderti per replicare.
Grazie.
Cara Alessandra,
la mia non è una inserzione a fini di replica ma semplicemente un umile contributo al suo splendido lavoro...
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