sabato 11 dicembre 2010

Adelina Rimbrotti 1. Elogio del controllore

Quando il controllore proruppe con la sua professional cortesia nel vagone assolato e semivuoto, Adelina Rimbrotti non volle subito accorgersi della sua presenza, e continuò per un momento a restare seduta dietro al banco dei suoi ricordi, dove sembrava che stesse per chiarirsi qualcosa. Il banco era quello della classe Quarta C dell'Istituto Onnicomprensivo Ponchielli. Lei che aveva appena cambiato la taglia del grembiule nero della scuola e cominciava a detestare fiori e ricami come ornamento per la sua tenuta. Il suo compagno di banco appiccicava caccole sotto il tavolo e lei osservava incuriosita. Anche Marcella Segavini osservava, ma urlando che schifo denunciò il fatto ai presenti. In quel momento Adelina aveva dinanzi a sé una scelta: seguire lo starnazzo generale e unirsi ai cori di disgusto, oppure assumere qualunque altro atteggiamento, come rimanere in osservazione, mettersi a ridere, chiedere di andare in bagno. Invece si mise a starnazzare. Il pettoruto controllore reclamava l'esibizione del biglietto e Adelina lo accontentò solo dopo essersi soffermata sul procedimento mentale che l'aveva condotta all'opzione dello starnazzo; appuntò un post-it all'angolo del banco dei suoi ricordi ed estrasse il titolo di viaggio.
Naturalmente quando il controllore si allontanò per ripetere la sua cerimonia cortese al cospetto del passeggero seduto quattro sedili più in giù, il post-it con gli indizi era già volato fuori dal finestrino.
Quest'uomo è incredibilmente elegante, pensò Adelina. Sicuramente è un uomo di cultura, se no come si spiegherebbe tutto quel contegno, quel piglio nella voce, la perfezione nella postura. Denota coscienza del proprio corpo, che può essere innata, se non è cresciuto con genitori troppo apprensivi che gli impedivano di fare capriole e capitomboli, o acquisita, se ha praticato un qualche tipo di sport. E quella capacità di mantenere la cortesia e l'eleganza del linguaggio anche nelle situazioni di tensione. Certo, non erano tutti così, i controllori, concesse Adelina, figurandosi immediatamente un esempio del contrario: un controllore di un trenino di questo profondo nord, sfacciatamente rozzo e maleducato con un povero disoccupato senza biglietto. Ma a parte questo, riconosceva l'esistenza di un certo fattore, forse lo stesso che veniva notato al momento della selezione del personale, o forse quello che veniva valorizzato o inculcato al momento della formazione. Lo stesso fattore che consentiva persino alle signore controllori di essere eleganti in quella maschilissima divisa, il talento naturale per un impeccabile portamento. E forza.

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